angelo per me

Scritto da AngelStep il 27/12/2011, 01:12.

Cosa sentono gli angeli genovesi dopo tante serate passate alle fermate con i passeggeri e tutti gli altri abitanti di questi luoghi non luoghi?

Questo progetto continua a mettermi di fronte alla natura delle mie energie altalenanti. Alle difficoltà del gruppo ai muri che ci possono essere tra due persone. Allo stupore di contribuire al sentirci abbattuti d’improvviso.
Quanto la poesia o la voglia di poesia debbano fare i conti con la realtà in questo mondo. Ma quando ti adegui con questo c’è relazione vera.

Questo progetto mi ha fatto incontrare molte persone interessanti sia del gruppo che alle fermate e credo che la comunicazione e lo scambio di emozioni/competenze che viene promosso attraverso le nostre uscite sia molto importante sia per noi che per le persone che incontriamo. Quello che magari non è così evidente in realtà resta nel cuore e nella testa delle persone e serve da spunto anche per altri rapporti/situazioni che gli si presenteranno in seguito. Non importa in che modo continuerà questo progetto finché avremo voglia di metterci in gioco e portare in strada la nostra voglia di socializzare e rendere più viva la città.

La scoperta della generosità del tessuto umano alla fermata.
L’apparente pregiudizio che nasconde desiderio di comunicazione.
L’occasione di sperimentare la libertà in contesti sociali.
La possibilità di condividere in un gruppo il desiderio…
Lo stare al posto dell’essere.

Angeli: amicizia, professionalità, creatività, gioco, espressività, mettersi in gioco, arte, riflessioni, allegria/gioia, comunicazione, contatto, poesia.
Appartenenza ad un gruppo, gioia di mettersi in gioco e di comunicare.
Scambio di idee, sorrisi, confidenze, timori.

Questo progetto mi è piaciuto sin dall’inizio del corso alle fermate. Certo a volte è dura stare tre ore alla fermata, ma poi l’umanità, lo scambio, con le persone fa passare la stanchezza, si torna a casa contenti. Mi è piaciuto molto anche partecipare al reading poetico e spero che ci siano altre occasioni.

Continuo a pensare che il mio senso di essere angelo sia di avere un’idea diversa di socialità. La fermata diventa luogo magico quando le persone riscoprono la bellezza di incontrare lo sconosciuto, di scoprirne la magia e di scoprirsi, abbassando le difese e cercando un punto di contatto. Compito degli angeli è quello di ricordare alle persone, di risvegliare la bellezza, di portare il proprio essere in un gruppo, in una comunità. Mi piace quando riesco a far tirare fuori alle persone qualcosa di bello, un sorriso, la voglia di cantare e giocare, un pensiero profondo e poetico sul mondo, quando riesco a far brillare i loro occhi.

Quello che mi porto con me dagli angeli alla fermata sono i buoni momenti trovati in pensilina.
Per buoni momenti intendo gli scambi personali, più o meno lunghi, capitati ogni venerdì sera: su tutti i visi di bambini e i racconti quotidiani di chi aveva più spirito di compagnia.

L’attività alle fermate mi ha fatto tradurre in realtà la mia convinzione che sia necessario confrontarsi con gli altri in maniera diversa dall’egoismo abituale, dal menefreghismo abituale, dall’individualismo abituale. Ho visto che, sia pure con inevitabili difficoltà, questa necessità può andare a buon fine.
Inoltre io disapprovo il volto chiuso e scontroso che spesso ha la nostra città e questo mi impegna a provare a incidere per andare contro tendenza.

Mi ci sono ritrovato per caso. All’inizio ero un po’ smarrito, non riuscivo a coglierne il senso vero.
Poi ho trovato un senso “personale”, cioè la possibilità di ritrovare la capacità di relazionarsi liberamente con il prossimo (possibilità che avevo da bambino, per quello dico ritrovare). Vorrei ora trovare, ma dico trovare davvero, toccandolo, un senso anche per il prossimo.
p.s. potete dire a babbo natale che quest’anno sono stato buono e merito tanti bei regali? Voi che siete angeli che contano!

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