Angeli Alle Fermate

Teatro di strada a favore del senso civico e della coesione sociale

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report di angel flo

Andrea Floppy Filippini 17 febbraio alle ore 1.19
27 Gennaio 2010.
Poco prima delle 23.
Via Rizzoli.
Il turno angelico del mercoledì sta per terminare,
una serata tranquilla, cosa spesso e volentieri gradita,
ma la staticità e il deserto umano in questa Bologna bianca e gelida non agevola la nostra termoregolazione;
tutti e tre, io, Angelo Max e AngelClaire
stiamo per “smontare” le ali, quelle finte,
quando da un autobus scende un uomo sulla trentina,
“apparentemente” completamente ubriaco,
a fatica si regge in piedi,
lo sorreggiamo e iniziamo a conoscerci.
In tre parliamo italiano, francese, inglese, spagnolo, un pò di Arabo, pochissimo Pasthum, ma niente da fare…
lui parla e noi non capiamo.
Ha una fisionomia che non da indizi sulla sua provenienza,
solo un pò “abbronzato”,
è una definizione nonmia,
ma di uno di voi,
un essere umano,
Proponiamo saluti in altre lingue, ma nessuna reazione.
Attorno a noi si crea curiosità e veniamo aiutati da altri stranieri per cercare una connessione:
degli Albanesi escludono che sia Albanese,
dei Rumeni che sia Rumeno,
dei Marocchini che sia Marocchino,
dei Tunisini che sia Tunisino,
degli Indiani che sia Indiano,
ma forse è Pakistano,
deduzione dall’accento dell’idioma sconosiuto,
ricerca difficile anche perchè lui non collabora,
fa solo monologhi,
una cosa è certa….
è pacifico.
Dopo vari tentativi e approcci diversi riusciamo a capire il nome di una via nella prima periferia.
Che fare????
Siamo già oltre e non poco il nostro orario,
non possiamo negare di aver pensato anche se solo per un attimo di scaricarlo a qualche ente predisposto,
così da essere a casa presto, al caldo, asciutti
e magari sul divano sotto di una coperta a rilassarsi,
ma…
ma…
ma al cuor non si comanda,
ci guardiamo, pochi attimi e vediamo passare l’autobus che ci porterebbe vicino a quella via…
l’autobus ci porta la conferma alla nostra scelta in corso di elaborazione,
si va.
3 Angeli non passano inosservati… mai,
se poi ci aggiungete la presenza del nostro amico e i nostri tentativi di conneterci con il suo mondo….
siamo sotto l’occhio di tutti,
ma questo si rivela fondametale,
altri stranieri offrono la loro consulenza,
un Indiano conferma: è Pakistano.
Non ci saremo ancora capiti,
ma una cosa è certa… ora si fida di noi
e questo ci regala un’altra informazione fondamentale:
il numero civico.
Scendiamo, pausa per svuotare il lavoro dei reni, è urgente,
e per dare lavoro ai polmoni,
vuole fumare una sigaretta.
Ora siamo a posto, si riparte.
Più ci avviciniamo e più risulta difficile,
è stanco, è freddo, il marciapiede è ghiacciato
e lui è comunque ancora ubriaco, sebbene meno di prima.
Usiamo la sempre e valida tecnica, bastone e carota,
un pò di passi e una pausa,
un pò di passi e una pausa,
a volte solo una pausa.
La neve aumenta, il ghiaccio pure,
rischiamo di cadere tutti,
ma ci sorreggiamo a vicenda,
anche lui partecipa al gioco dell’equilibrio
e, nonostante qualche momento, fa gioco di squadra.
C’è poco da fare, ci ha allungato la serata,
ci ha fatto prendere più freddo,
ci ha fatto assaporare l’alcool presente nel suo corpo,
attraverso le sue alitate potentissime….
ma ci è simpatico e vogliamo che passi la notte al caldo,
visto che molto probabilmente qualcuno lo sta aspettando.
Probabilmente….
il dubbio con il freddo sale…
e se la via e il numero fossero frutto solo della sua fantasia alcolica?
ci guardiamo e decidiamo di non pensarci,
testa bassa e pedalare.
Manca poco…
i numeri civici che passiamo ci dicono che siamo molto vicini
e lì, puntuale, arriva il macigno,
dal suo incomprensibile idioma capiamo un nome,
è un paese di provincia… ci dice che lì è casa sua,
dentro di noi lo sconforto trova un tappeto rosso,
stanchi, infreddoliti e adesso che fare????
Per un attimo pensiamo proprio di mandercelo in quel paese, attimi di emozioni umane,
poi ci ricordiamo che siamo Angeli,
attimo di pausa.
Testa bassa e pedalare…
se abbiamo fatto 30… che sia 31,
cos’ raggiungiamo il civico, la meta,
lui ora non è più convinto,
forse è vero, non è casa sua,
ma forse è anche la vergogna di presentarsi così a chi lo ospita.
Ci sono dei ragazzi stranieri a pochi passi da noi, all’uscita di un bar, si rivelano disponibili e gentili,
confermano di conoscerlo,
ci indicano un campanello,
è oltre mezzanotte, quasi l’una,
suoniamo….
arrivano due ragazzi suoi connazionali,gentili e in ciabatte,
che confermano di conoscerlo e ci ringraziano.
Lui è ancora ubriaco, ma questo non blocca il suo istinto…
ci abbraccia tutti e tre e ci ringrazia.
Prego Fratello.
E ci congediamo.
Ma solo tornando a casa scopriamo il vero senso della serata, meglio dire che lo scopro io, stavolta da solo, scivolo e cado goffamente sul ghiaccio;
ovviamente non mi sono fatto male, il male è una delle tante emozioni che noi non conosciamo, ma sicuramente il messaggio è arrivato:
lo sconosciuto, il diverso, lo straniero…
ci pone visioni diverse e quindi ci annulla alcune nostre certezze…
a volte può sembrare un freno, un danno al nostro percorso,
ma molto spesso, anzi, quasi sempre, è un arricchimento morale e un aiuto e sostegno reciproco.
Sarà retorica ma io sono caduto da solo,
proprio poco dopo che il nostro amico pakistano ha smesso di “sorreggermi”…
un caso?
Pace a tutti voi, cari e amati Esseri Umani.

Angelo Flo

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Le cose che amo da Peter Haendke letture sul bus di AngelMir

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.

Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino.

Per lui tutto aveva un’anima, e le anime erano tutt’uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.

Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Quando il bambino era bambino, era il tempo delle domande:Perché io sono io, e perché non sono te? Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un altro mondo, quello che vedo, sento e odoro?
Cӎ veramente il male?
Come puó essere che io, che sono io, non ci fossi prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e cioccolata, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, a ogni monte sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo é ancora cosí.

Sulla cima di un albero coglieva le ciliegie tutto euforico, come ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo ,ma la curiosità vinceva la paura.
Letta ed adattata da un Angelo alla fermata nella prima serata di ripartenza del serviziopensando al Cielo sopra Berlino e alla caduta dei muri.

Report di ieri seraho fatto sorridere:

Un senegalese mentre gli camminavano sul cervello

.Un bambino innamorato delle piste ciclabili.

Una ragazza non vedente illuminata da Budda….

Due adolescenti in viaggio nella notte.

Un giocatore di basket alto e timido.

Una coppia alla ricerca della fantasia.

Un albanese perduto a Corticella.

I ragazzi della scuola serale Aldini Valeriani.

Carlo settantenne iperattivo nel sociale.

Gianna che ama l’opera lirica.

Mario che lavora in comune come me…

Un bengalese che con il suo sorriso illuminava il bus.

Madre e figlia ukraine dolci e gentili nell’insegnarmi la loro lingua.

grazie fantastica città

AngelMir

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Angeli alle fermate

Il 14 febbraio 2007,San Valentino,è nato a Bologna il progetto “Angeli alle fermate” del Teatro dei Mignoli come atto d’amore per la città, il progetto sperimentale si è attuato grazie al contributo del Settore politiche per la sicurezza del Comune di Bologna e grazie alla collaborazione di ATC.
Il progetto vede attori con ali d’angelo e fascia di assistente civico del Comune di Bologna prestare servizio dalle 21 alle 24 alle fermate e sulle linee degli autobus effettuando animazioni teatrali e servizio di accompagnamento persone sole.
Nell’ idea dell’autore del progetto (Mirco Alboresi,regista e autore del Teatro dei Mignoli) c’è quella di fondare un nuovo teatro di strada con funzioni sociali: quelle di combattere l’isolamento che c’è tra le persone ed il senso di insicurezza che provono le persone nell’utilizzo del mezzo pubblico in orario serale.

Il servizio finirà la sua fase sperimentale a fine maggio,questo blog è aperto sul tema della sicurezza,del degrado sociale,dell’integrazione,della cultura e del teatro.

Il vero degrado di questa città non sono la sporcizia ma le divisioni,l’isolamento,l’indifferenza,la paura e solo combattendo tutto ciò che la città e le città possono rifiorire,vogliamo farlo ripartendo dal teatro,dalla poesia da quella visione del film “Gli angeli sopra Berlino” di Wenders in cui gli angeli scendono in città per far capire agli uomini quello che stanno perdendo.

Siamo solo 5 attori,per il momento,negli ultimi tre mesi abbiamo accompagnato a casa 26 persone(in 25 serate di animazione)che si sentivano insicure,parlato con centinaia di persone di tutte le età,religioni,etnie,nazionalità,stati sociali,abbiamo distribuito materiale culturale ed informativo,vogliamo continuare la nostra lotta ed aprirci al contributo della rete.

grazie
ANGELMIC

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