Ci sono giorni in cui non capisci il senso. Il senso di una giornata, ma anche della tua vita o di un progetto nel quale credi. A volte sono alla ricerca di significati nuovi. Come venerdì scorso, quando stavo sulla strada, alla fermata di Mel in Via Rizzoli. Ero lì. C’era freddo, ma ero ben coperto.
Mi chiamo AngeloBlu. C’è chi dice che sono blu dal freddo, ma io mi copro e così di freddo ne sento poco. Ho sempre molto blu addosso e non è solo una questione di vestiti. Mi sento blu. Ma il mondo di solito non se ne accorge perché vede il mio sorriso felice e immagina sia per sempre.
Venerdì scorso tutto il mio blu si è sciolto. Sono rimasto incantato dal viso di una bimba serba in braccio al suo papà. Era rapita dalle mie ali. Aveva lo sguardo fisso su una piuma che facevo roteare vicino alla sua manina inguantata.
Provava a stringere la piuma tra le mani, ma non glielo permettevo. Mentre le solleticavo il viso, sorrideva. Ma quando ho deciso di regalarle la piuma, è stata lei a prendersi gioco di me, mostrando disinteresse per il dono.
Ci sono rimasto un po’ male e se n’è accorta. Mi cercava coi suoi occhi stupiti. Intensamente blu. Per nulla dispiaciuti. Curiosi. Era lei ad indagare il mio stato d’animo. E sembrava capirlo bene. Abbiamo parlato in silenzio per diversi minuti. Poi un nuovo sorriso, non provocato dal solletico. E infine l’autobus su cui è salita, sicura, tra le braccia protettive del padre.
Mi sentivo il libro su cui era stata scritta una poesia originale. Lei era la poesia e tutti coloro in attesa dell’autobus i nostri lettori. L’atmosfera si era fatta intima. Ma l’intimità aveva coinvolto una ventina di persone. Tra loro molti sorridevano e assaporavano il gusto del momento.
Alla fine ognuno è partito sentendosi meno solo di quando è arrivato.
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino.
Per lui tutto aveva un’anima, e le anime erano tutt’uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Quando il bambino era bambino, era il tempo delle domande:Perché io sono io, e perché non sono te? Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un altro mondo, quello che vedo, sento e odoro?
Cӎ veramente il male?
Come puó essere che io, che sono io, non ci fossi prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e cioccolata, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, a ogni monte sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo é ancora cosí.
Sulla cima di un albero coglieva le ciliegie tutto euforico, come ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo ,ma la curiosità vinceva la paura.
Letta ed adattata da un Angelo alla fermata nella prima serata di ripartenza del serviziopensando al Cielo sopra Berlino e alla caduta dei muri.
Report di ieri seraho fatto sorridere:
Un senegalese mentre gli camminavano sul cervello
.Un bambino innamorato delle piste ciclabili.
Una ragazza non vedente illuminata da Budda….
Due adolescenti in viaggio nella notte.
Un giocatore di basket alto e timido.
Una coppia alla ricerca della fantasia.
Un albanese perduto a Corticella.
I ragazzi della scuola serale Aldini Valeriani.
Carlo settantenne iperattivo nel sociale.
Gianna che ama l’opera lirica.
Mario che lavora in comune come me…
Un bengalese che con il suo sorriso illuminava il bus.
Madre e figlia ukraine dolci e gentili nell’insegnarmi la loro lingua.
grazie fantastica città
AngelMir
Serata di celebrazione del secondo compleanno degli angeli, sono in giro con Antonella, una delle nuove arrivate più in gamba.ho preso da chi ha fatto il turno precedente i cestini con le poesie che divideremo, uno lo terremo noi, uno Betta e Floppy.Atmosfera divertente e rilassante, è san valentino e ci sono molte coppie, ma anche molti gruppi di ragazze o di ragazzi che vanno fuori per festeggiare.Appena cominciamo ci avvicina un ragazzo apparentemente abbastanza alticcio ma innocuo, con chitarra acustica, che dice di avere un’oretta da trascorrere prima dell’arrivo del treno per tornare a treviso e ci vuole accompagnare con la chitarra durante la lettura delle poesie.dopo aver accertato che non sia inopportuno, facendogli provare ad accompagnarci per una poesia, ed aver notato il favore degli astanti, accettiamo la sua offerta, comprendendo anche che non vuole denaro.suona con noi qualche canzone e ci accompagna, passando alcuni minuti con noi e poi unendosi agli altri due angeli presenti, alternandosi fra noi e loro.Le poesie non sempre riusciamo a farle leggere, molto più spesso viene richiesta a noi la lettura. fino a quasi fine turno (23 e 30) non ci sono episodi particolari da segnalare.verso le 23 e 15 mi avvicina un uomo sulla cinquantina, dal cui aspetto si evince il fatto che viva per strada.ha una cocacola fra le mani, e mi parla con fare commosso. mi chiede aiuto,vuole sapere dove può andare per la notte, vuole andare in ospedale. l’avevo notato poco prima, ma non gli avevo rivolto ancora la parola, volevo capire che atteggiamento avesse. non è interessato alle altre persone, si rivolge direttamente a me, attendendo che termini di parlare con altre persone.capisco che l’ospedale non è una destinazione voluta per un problema contingente, ma qualcosa di più importante.vuole smettere di bere, perchè l’alcool lo sta uccidendo, ma non sa come fare.ci sediamo sui gradini del negozio di fianco alla vetrina di melbook store, con tutta la folla di gente che ci passa accanto. parliamo a lungo, almeno mezz’ora, e lui mi racconta che viene dalla polonia e che ha lavorato ma ora non sa che cosa fare. gli dò il libretto con tutti gli indirizzi utili per chi vive per strada, quello pubblicato dagli avvocati di piazza grande, e gli spiego accuratamente dove andare, in quali orari e che cosa fare. mi ascolta, ma insiste sul fatto che non vuole morire, e che non sa cosa fare, che vuole tornare in polonia, e nel dirlo piange spesso, mi tiene le mani ed io mi sento impotente.cerco di rincuorarlo, ed alcune persone accanto a noi ci notano e lanciano sguardi di comprensione. lui è perfettamente sobrio, e mi dice che andrà ai punti di ascolto che gli ho segnalato.mi dice anche che un signore prima gli ha comprato una cocacola e delle sigarette.non gli dò denaro, che non credo nemmeno di avere con me, in verità, perchè lo ritengo un gesto non adeguato alla nostra funzione, ma davvero fatico a salutarlo, anche se ho cercato di essere il più utile possibile.una nota davvero diversa per questo san valentino, questo incontro. considerazione personale: quando sono uscito per fare l’angelo, mi ero scordato che c’era la partita del bologna in tv, e mi rammarico di non esser stato attento a questo ed aver chiesto di fare il primo turno.dopo quest’ultima mezz’ora, torno a casa con un po’ di vergogna per le cose futili che troppo spesso fanno parte della mia vita.
Vecchi e nuovi angeli
Cliccando sul titolo l’intervista ad AngelMir su FlashGiovani.
Una sera in ricerca dei desideri
Sono appena giunta da un lassù non bene identificato
per scoprire un quaggiù extra ordinario dove tutti sanno sorridere se
istigati al sorriso..
ma istigare è cosa buona?!
Prima in una fermata dell’autobus mi è stato suggerito di domandare
desideri a chi incontravo e annotare le risposte in un taccuino.
tutti mi hanno donato una risposta.
“hai un desiderio?”
“più sorrisi anche senza ali” ha detto una signora con uno zaino
aperto e dentro allo zaino una divisa da infermiera. la signora era
alta poco meno di me e la sua schiena era curva sotto quel peso
leggero leggero.
“hai un desiderio?”
“desidero la verità. esiste la verità?” ha risposto un ragazzo con gli
occhi del colore del cielo e si era pronunciato in una lingua che era
italiana ma di un italiano appena conosciuto, un italiano forestir come
dicono qui. e poi ha aggiunto: “niente cattiveria. mi
dispiace quando in giro c’è cattiveria.” il suo sguardo era lontano.
il cielo dei suoi occhi si era fatto prossimo al tramonto, si era
colorato di quel colore intenso che anticipa la fine di una giornata
faticosa.
“hai un desiderio?”
la signora mi prende il taccuino dalle mani e scrive: “meno smog
+verde”
mentre racconta che questo è un tema a lei caro.
“hai un desiderio?”
il Sig. Hussein desidera questo: “voglio questa città sempre pulita e
con le luci sempre accese tutto l’anno.. e voglio la biblioteca aperta
più ore e più autobus..”
“io voglio solo una batteria e basta -urla una ragazza con gli
auricolari alle orecchie- per suonare canzoni che non siano di
Natale.” e aggiunge: “a me piacerebbe anche la metropolitana ma so che
non è possibile.”
un gruppo di ragazzi non italiani dicono: “la città è talmente bella e
ben tenuta che non si può di più”
mentre una giovane di passaggio racconta che un desiderio desiderato
non si dice per scaramanzia.
un uomo con un cappello calato fin sotto alle orecchie chiede: “città
più sicura e più bella come era anni fa.” ed allora immagino che sia
un pò rancoroso.
“Io desidero andare a casa, al sud ma per Bologna vorrei più mezzi
pubblici dall’una alle quattro di notte.”
mentre annoto questi appunti un giovane domanda un euro per se, prende
il mio taccuino e scrive con una grafia piccola e precisa:
“vorrei per favore una casa, una famiglia e che Dio, se esiste, abbia
una buona scusa”
e firma IAN
“ho una bella vita. sono da otto anni in Italia e mi trovo bene” dice
un altro giovane.
“hai un desiderio?”
“che ci si possa muovere un pò meglio in macchina e in autobus”
“io, guarda, ho la mia vita che è perfetta”
“voglio che le residenze universitarie non chiudano durante le vacanze
natalizie”
“desidero lavoro. anche per la città voglio che vi sia lavoro”
“più sicurezza in città” -urla un signore
“per me va bene così” -dice un altro signore.
“meglio Bologna che altre città ..sempre meglio di Padova” -racconta un ragazzo.
“porta sfiga esprimere desideri”
“io voglio un lavoro”
“vorrei che mi amasse davvero ma non lui” dice Chiara
“vorrei facesse meno freddo” Luigi
il sig.Alexis dice di desiderare un senso civico.
“in che senso un senso civico? che senso civico servirebbe? un doppio
senso? un senso unico?”
“ho perso il filo” risponde.
mentre altri dicono:
“meno merda di cane in via Petroni al numero nove”
“due cestini in più da pallacanestro”
“io voglio dormire e desidero meno inquinamento in campagna ovvero io
abito in campagna ma quando vengo a Bologna voglio meno inquinamento”.
poi incontro due ragazzi albanesi che raccontano del loro alfabeto e
dicono che la loro lingua ha trentasei lettere ma non ha manoscritti
sino al millequattrocento e qualcosa a parte la testimonianza di un
battesimo; il primo libro in lingua albanese è di una data bellissima
secondo me e facile da ricordare perché è del mille555.
ma durane la lezione di lingua albanese altri raccontano i loro
desideri e allora annoto che una giovane donna desidera essere “più
sicura, più bella, più viva”
un giovane uomo vuole “meno discriminazione per i lavoratori stranieri”
mentre il desiderio di Cristian è di: “diventare uno scrittore celebre
in una città più tranquilla come quando ero piccolo io e tutto era più
sereno perché sono uno scrittore nato in strada e uso i mezzi
pubblici..è da 32 anni che giro in autobus!”
un altro signore domanda di essere più rilassati in una città più
pulita mentre alcuni ragazzi chiedono più parcheggi in via Bambelli.
“perché togliete tutto? dove sono le notti bianche e le notti in
bianco? ..anche se dipende con chi!” è la signorina Debora che pone
queste domande ma il tempo a mia disposizione sta per concludersi ed
io ripongo il prezioso taccuino e abbandono con gli altri angeli la
fermata.
AngelaPà